La casa nasce nel 1919 a San Sebastián, fondata dal couturier spagnolo Cristóbal Balenciaga; dopo i dieci anni di Demna Gvasalia, dal 2015 al 2025, la direzione creativa è passata nel luglio 2025 a Pierpaolo Piccioli, e questa è la sua quinta collezione. Qui prende una strada sua, e la prende togliendo peso invece che misura. Mentre la stagione intorno aggiunge ornamento, lui alleggerisce, e il risultato è la cosa più pulita e più contraria alla corrente che si sia vista in questa stagione.

La prova sta in un capo che entra verso la fine della sfilata: un pallone nero. È un capospalla sferico, coperto per intero di frange larghe e fitte, che scende dalle spalle fino all'alta coscia senza che si veda una manica; sotto, dei pantaloncini. È il capo più voluminoso di tutta la passerella e non è fatto quasi di nient'altro che frange. In quel capo c'è il principio su cui Piccioli ha costruito la primavera estate 2027, e cioè che la scala di Balenciaga resta dov'era mentre la materia cambia del tutto.

IL VOLUME RESTA, LA MATERIA CAMBIA

Le forme della casa sono intatte. La spalla scesa governa i capispalla e le camicie, la gamba larga resta la misura dominante del pantalone, con orli che in molte uscite arrivano a sfiorare il pavimento, e i volumi esasperati che si conoscono sono tutti al loro posto. Le note dello show pubblicate dalla maison lo dicono così: «Balloon, drape, cocoon. Breathe, hold, release.» Palloncino, drappeggio, bozzolo, e poi il ritmo del respiro, inspirare, trattenere, lasciare andare. Il bozzolo chiama in causa il fondatore, che quelle stesse note nominano quando leggono la collezione come un'evoluzione delle sue ossessioni.

Cambia la materia. La maison chiama il proprio codice «materialità ingegnerizzata» e lo descrive, nelle note dello show, scritte in inglese, come «parte integrante del DNA della casa, la materialità ingegnerizzata è uno strumento vitale per l'invenzione», che per questa stagione «si traduce in un innovativo taffetà tecnico leggerissimo». Il principio con cui si sviluppa il tessuto rimane quello della casa, mentre cambia la direzione in cui viene spinto, via dalle silhouette molto pesanti e verso un taffetà tecnico leggerissimo.

Nemmeno il punto di partenza è l'archivio. Riferimenti storici letterali, in questi capi, non se ne vedono; ci sono invece gli archetipi del guardaroba di ogni giorno, la camicia, il pantalone, il blazer, il denim, il trench, capi comuni ai quali, scrive la maison, viene dato un significato nuovo. Stessa scala, materia opposta.

IL CAPO DI SEMPRE, ALLEGGERITO

L'apertura è una sequenza purissima di bianchi, panna e beige chiari. Una camicia bianca stringe la vita e si allarga in un peplo sui fianchi; subito dopo esce una mantella bianca dal volume pieno, portata aperta sul petto nudo e fermata al collo da un elemento dorato rettangolare, con l'orlo posteriore lungo a formare uno strascico, sopra un pantalone a cinque tasche. La pulizia sta nel colore e nella caduta, prima che arrivi qualunque decorazione.

Poi la materia comincia a svuotarsi. Tulle, rete e pizzo lasciano vedere l'intimo invece di coprirlo, e un abito nero si regge su una base trasparente, con larghe frange verticali che si raccolgono in una fascia drappeggiata sul bacino e da lì ricadono libere fino a terra, sopra culotte di pizzo. Il denim arriva con estese abrasioni e strappi sul davanti delle gambe e con gli orli sfilacciati. La sartoria viene smontata e rimessa insieme in un altro modo: una giacca si incrocia senza bottoni visibili, un'altra si abbottona in diagonale. Una giacca oversize dal colletto ampio, con bottoni metallici sui rever e la spalla scesa, si sovrappone a una gonna liscia su cui è applicata dai fianchi in giù un'ampia fascia di frange sottili. Il capo resta sempre riconoscibile, è la costruzione che si apre.

Nel finale l'ingombro va al massimo e la materia al minimo. Oltre alla cappa sferica di frange nere c'è un abito rosa pallido in tessuto trasparente, con la mantella integrata che copre le braccia e scende a strascico, portato sopra un pantalone trasparente in tinta. Le note dello show danno la misura dell'operazione: «alleggeriti, interi completi pesano meno di un chilo».

La collezione si chiama «UNSIZED - A LIGHTNESS OF BEING», e a sfilata finita quel titolo ha smesso di essere una dichiarazione d'intenti per diventare una misura. Dopo cinque collezioni Piccioli non deve più dimostrare di avere capito Balenciaga. Ha lasciato dov'erano la spalla scesa e la gamba larga e ha spostato l'unica variabile che la casa non aveva ancora toccato, cioè quanto pesa addosso tutto quel volume.