Tra le prime uscite c'è un capo sartoriale chiaro: spalla costruita e appuntita, vita segnata, gonna coordinata. La baschina della giacca, però, si interrompe sfrangiata, e il fondo della gonna è lasciato allo stesso modo. Il taglio è quello di un capo sartoriale risolto; il bordo è lasciato aperto. Matières Fécales ha mostrato la primavera estate 2027 lunedì 28 settembre 2026 alle 19, ultima sfilata della prima giornata della settimana donna di Parigi, e questa è intorno alla quarta sfilata di Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran sul calendario ufficiale, dopo un debutto di poche stagioni fa: il punto in cui una label nata fuori dal sistema diventa una casa dentro il calendario. L'estetica per cui il duo è riconoscibile, qui, resta sul corpo e arriva fino alla finitura dei capi.
LA MANOMISSIONE CAMBIA SCALA
La sfilata si apre su un drappeggio asimmetrico monospalla, chiaro, con lo strascico, e sotto il tessuto, sul davanti, c'è un volume protesico aggiunto sul ventre. Dopo la metà, su chi sfila con una giacca di denim sfiancata, dalle maniche lunghissime lasciate aperte, e una minigonna sfrangiata, le unghie sono rosse e portate a una lunghezza estrema. Verso il finale, da un corpetto monospalla parte una crinolina di tulle enorme, con il fondo sfrangiato.
I codici del marchio ci sono tutti, e si vede come sono trattati. La manomissione anatomica resta, e tiene il suo posto sul corpo. Quello che cambia è la scala, perché nel finale la proporzione forzata non sta più sul corpo ma sul capo che lo contiene. La sartoria, però, viene contraddetta: il capo più composto della collezione è anche quello con il bordo più povero. La manomissione resta sul corpo, ma ha raggiunto anche il capo.
IL TAGLIO FINITO, IL BORDO NO
Nei capi guardati uno per uno la regola tiene: il taglio arriva fino in fondo, mentre la finitura si ferma prima. Nel sartoriale delle prime uscite la spalla è costruita e la vita stretta, mentre la baschina si ferma sfilacciata sopra la gonna coordinata. Nella giacca di denim del centro sfilata le maniche sono lunghissime e lasciate aperte, e la minigonna sotto ha il fondo sfrangiato. Altrove compare un denim la cui superficie sembra fatta di squame spesse, aperto da strappi larghi. Il tulle non serve soltanto al volume: stratificato su un capo costruito dà giacche e top trasparenti, percorsi da increspature fitte.
Poi ci sono le superfici aggiunte. Verso il finale un top strutturato chiaro sta su un jeans strappato in profondità, con un grande cappello piumato; e in più di un'uscita prolungamenti di tessuto cuciti su maniche e fianchi strisciano a terra. Il drappeggio funziona nello stesso modo, perché il tessuto è tirato e increspato, la piega non scende dritta e le asimmetrie restano irrisolte. Il colore fa un arco: il bianco dell'apertura, la frattura nel nero, i lampi di rosso e di arancione, il lungo blocco militare tra verde oliva e denim scuro, la sera alla fine. La stranezza di questa collezione, si legge così, sta nel modo in cui i capi sono finiti più che in quello che i capi sono.
IL GUARDAROBA IN MEZZO
La sfilata conta oltre novanta uscite, e a riempire il centro c'è un guardaroba vero, fatto di capi riconoscibili per quello che sono, non di quattro dichiarazioni ripetute all'infinito. A metà sfilata un bomber over va con cuissard stringati e una maschera; più avanti torna un cardigan di maglia a coste abbottonato, con la gonna lunga aderentissima e i punti lasciati smagliati. Su entrambi vale lo stesso doppio gesto: il taglio è risolto, mentre la superficie e il bordo restano aperti. Ripetuto su un capo indossabile, quel gesto diventa un metodo invece di un vezzo.
Dall'esterno si vede anche questo: una label che arriva intorno alla quarta sfilata sul calendario ufficiale deve portare l'alterazione dentro il mestiere del capo, e non affidarla soltanto allo spettacolo di chi sfila.
Verso la chiusura della sfilata arriva un completo dal taglio maschile, fluido e chiaro; chi lo indossa regge in spalla due manichini "morti", vestiti di nero. La figura si raddoppia attraverso i capi, senza che serva toccare un corpo. Intorno alla quarta sfilata ufficiale il corpo resta il posto della manomissione, però non è più l'unico: c'è anche l'orlo di una giacca.
