Glenn Martens è arrivato da Maison Margiela nel gennaio 2025, dopo i dieci anni di John Galliano, e con questa quarta collezione riporta la maison a sfilare a Parigi dopo la stagione presentata a Shanghai. È la collezione più facile da indossare che abbia fatto per la casa, ed è la prima che lascia perplessi. Non perché sia sbagliata: perché è giusta in tutto, e alla fine non chiede alla casa niente che la casa non sappia già fare.

Ad aprire la sfilata c'è un trench di gabardine di cotone, con una massa di tessuto drappeggiata ad anello che ricade sul petto. Quello che segue lavora sulla stessa idea di volume, ottenuta dalla caduta della stoffa e non da un'intelaiatura interna. Quello che vediamo sfilare è il vocabolario su cui la casa si è costruita, riproposto in blocco e tenuto insieme da un mestiere altissimo.

I CODICI CI SONO TUTTI, E SONO TENUTI COME UN REPERTORIO

Quando Martin Margiela fonda la maison, nel 1988, ci mette dentro due cose precise: capi che mostrano come sono fatti, e un autore che si toglie dal centro della scena. È la stessa attitudine che Martens dice di aver ripreso di proposito: «Martin Margiela, quando ha iniziato alla fine degli anni Ottanta, era tutto un discorso sull'anti, e noi ci abbiamo lavorato sul serio», ha spiegato dopo la sfilata. Quella grammatica torna qui intera e tutta insieme.

Alcuni codici restano fermi così come sono, a cominciare dallo stivaletto dalla punta divisa, che ricorre in una parte delle uscite.

Altri cambiano scala, ed è il salto più visibile nella prima parte della sfilata: sul trench e su altri capispalla il drappeggio sul petto cresce fino a diventare un volume a sé, mentre la rete a maglia larga smette di essere un dettaglio e diventa la misura del capo intero.

Quello che non troviamo, nei capi che abbiamo guardato uno per uno, è un codice messo in discussione: nessuno viene tolto, nessuno viene portato dove non era mai stato prima. Il repertorio si allarga nelle proporzioni e resta lo stesso repertorio.

Un solo movimento di silhouette la sfilata lo rimette davvero in circolo, ed è giusto dirlo: il pantalone che finisce con una staffa, riportato in scala sartoriale, allunga la gamba e ridisegna il rapporto con il busto. È un movimento, ma è anche un ritorno.

IL MESTIERE È AL MEGLIO: IL PROBLEMA È DOVE È SPESO

Il taglio in sbieco è il punto in cui questa collezione non ha bisogno di nient'altro. Abiti e gonne cadono a colonna senza costruzione rigida, e il drappeggio incornicia una stampa pittorica senza deformarla, come sull'abito con la grande aquila su fondo chiaro. La mano si vede.

Dove la collezione prova ad aggiungere qualcosa, però, aggiunge una superficie, e Martens ne indica lui stesso la ragione: «dobbiamo parlare a una clientela molto più ampia di quella che aveva Martin. Dobbiamo parlare al mondo intero, e questo rende un po' difficile spingere sui concetti con la stessa durezza», ha detto. Nella seconda metà una finitura lucida, come cerata, viene stesa sopra le stampe floreali, e il caso più netto è un abito midi rosso con inserti di pizzo applicati sopra. Su un abito lungo smanicato a ruota, sul davanti, è montata dell'argenteria schiacciata, come una corazza sopra un capo che di suo è fluido: la stessa monumentalità che Martens rivendica quando parla di sé: «sono uno che passa le giornate nelle chiese: l'opulenza sono io».

Sono i momenti che si guardano di più, e restano gesti isolati. Sotto quell'argenteria c'è un abito a ruota che la casa taglia da anni; sotto la finitura lucida c'è una stampa floreale che sarebbe stata usabile tale e quale. La finitura si sposta; la lingua del capo resta dov'era.

Anche il colore resta dentro il repertorio: i toni accesi tornano a intervalli lungo tutta la sfilata, alternati a grigi, beige e neri, mentre la chiusura si spegne sul tono nudo. È la gamma che la casa usa quando fa quello che le riesce meglio.

Tra il 2014 e il 2024 John Galliano ha guidato questa casa prendendo i codici del fondatore per portarli dove non erano mai stati, invece di rimetterli in fila: è il metro con cui la maison si misura ancora. L'ultimo abito, chiffon trasparente tagliato in sbieco e drappeggiato a colonna, in tono nudo, è il gesto più riconoscibile della casa, eseguito al meglio. Martens ha scelto di mostrarci quello che la maison già possiede.