Il 14 maggio 2000, al GTE Byron Nelson Classic di TPC Las Colinas, a Irving, in Texas, Jesper Parnevik non andò al putting green prima del giro. Secondo il racconto di J.Lindeberg si cambiò i pantaloni e si presentò al primo tee in rosa. Vinse. Johan Lindeberg diede un nome a quel metodo soltanto dopo, «The Pink Strategy»: l'evento non era il risultato, era la vestizione scelta al posto del riscaldamento. Ventisei anni dopo quel rosa è una voce di catalogo, e l'uomo che lo indossava è un nome di prodotto.

UNA RIVOLUZIONE FATTA GUARDANDO INDIETRO

Il marchio nasce nel 1996 a Stoccolma e porta il nome del fondatore, Johan Lindeberg, che arrivava da Diesel. Il racconto ufficiale comincia da un viaggio in moto nel sud della Francia con la sacca al seguito e da una diagnosi: «golf apparel needed a revolution», il golf aveva bisogno di una rivoluzione nei vestiti.

Quella che il marchio chiamava rivoluzione, però, guardava all'indietro. Il canone che dichiara è tutto anteriore al disordine degli anni Ottanta: le silhouette nette dei Settanta, la maglieria sartoriale di Walter Hagen, i pullover di Arnold Palmer, il modo in cui stava nei vestiti Steve McQueen. Anche il nemico ha una data, perché a fine anni Ottanta, scrive il marchio, il golf aveva perso personalità e l'uniforme era diventata polo oversize e chino beige. Il gesto fondativo stava quindi nel riportare il gioco a un'eleganza che aveva già avuto. La prima collezione, FW1997, presentata a New York col titolo «21st Century Lifestyle», metteva insieme moda maschile e golf. Perfino il dettaglio per cui Parnevik resta riconoscibile, il frontino della visiera risvoltato, era invenzione sua e precedeva la partnership.

IL TAGLIO CHE AVVICINÒ IL CAMPO ALLA MODA

Il logo è un ponte, le lettere J e L intrecciate, e il marchio lo dichiara come programma fra sport e moda. Il ponte vero, però, passava per il taglio. Nel 1996, ricordava Johan Lindeberg in un'intervista del 2017, golf e moda erano lontanissimi, e un uomo che amava la moda e giocava a golf era un'eccezione. In campo si portavano maglie e pantaloni ampi, ancora fermi agli anni Ottanta. La sua risposta fu dare forma ai capi da golf: polo e pantaloni costruiti sul corpo, colori accostati come in una collezione di città, tessuti tecnici dentro un disegno da moda. Lindeberg rivendica di essere stato fra i primi a farlo.

Il primo a provarlo fu Parnevik. Del suo primo paio di pantaloni raccontò che era così stretto da non riuscire quasi a chinarsi per raccogliere la palla dalla buca, ma quel giorno girò in 63 e il resto non contava. Il taglio sartoriale cambiava il modo di stare in campo: il golfista smetteva di nascondersi nei vestiti e cominciava a indossarli.

Nel giro di dieci anni, secondo il fondatore, pantaloni aderenti, cinture bianche e polo colorate erano diventati quasi la nuova uniforme del green. Oggi il marchio lo riassume in due parole, fit europeo, e la stagione FW26, «Social Golf», porta la stessa idea oltre l'ultima buca: «a day that doesn't end at the 18th hole», una giornata che non finisce alla diciottesima.

IL TRENTENNALE: L'ORIGINE TORNA IN CATALOGO

Nel 2026 J.Lindeberg compie trent'anni e rimette in produzione il proprio passato. La capsule dell'anniversario, 30 Year Anniversary (stagione SH26), è classificata Golf e RTW insieme, e il suo colore è un rosa chiamato «Azalea Pink» che richiama quello di Las Colinas. Il 30Y Jesper Retro Relaxed Polo porta il nome di Parnevik ed è un polo in maglia: colletto aperto, placket a due bottoni, tasca a filetto sul petto, tipping a contrasto, orlo tubolare, cioè il capo di prima del beige che il canone indicava. Il racconto ufficiale della collezione affida il ritorno a quel momento a Peg Parnevik, cantautrice svedese-americana e figlia di Jesper, che porta «The Pink Strategy» a una generazione nuova; il volto sportivo resta Viktor Hovland, nella famiglia del marchio dal 2019.

I 30Y Devyn Golf Pant si ordinano in Azalea Pink, con la tasca portatasselli cucita sulla gamba destra, quella in cui il giocatore tiene i tee. Due schede prodotto, un polo in maglia e un pantalone, portano lo stesso nome di colore, ed è lì che il marchio tiene l'archivio di se stesso.