In Diesel SS27 ogni sfrangiatura, ogni taglio, ogni sbiaditura è un capitolato. Nessuno di questi capi si è consumato per caso.
Su un maglione a coste il collo si sfalda in un bordo a zig-zag, e la sfrangiatura si ferma esattamente dove comincia il colletto della camicia sotto, incorniciandolo (look 2). Più avanti nella sequenza una maglia a maniche lunghe e la gonna coordinata sono ridotte a uno scheletro di tralci floreali sospeso sul corpo, sopra una base di intimo stampato (look 41). La maglieria che si consuma e il jersey che si dissolve sembrano due operazioni opposte. Sono la stessa. Entrambi i capi portano i segni di una vita che non hanno avuto.
LA SFRANGIATURA È UNA CORNICE
Il bordo sfrangiato arriva dove finisce il maglione e comincia lo strato che deve essere visto: un lupetto grigio, un polsino a contrasto che sporge, il colletto di una camicia. La maglia non cede per caso, inquadra. Il dispositivo torna su gilet e maglioni più avanti, sempre con la stessa regola: dove il capo si apre, rivela.
Il taglio floreale lavora nella direzione contraria e arriva allo stesso risultato. Su una polo di jersey di cotone e sulla gonna abbinata il tessuto si apre in viti e fiori finché il pannello frontale smette di coprire (look 31). Il capo diventa struttura. Quello che resta sotto, reggiseni e slip stampati, è l'interno previsto, disegnato per essere letto insieme al resto.
Poi c'è il ritmo, ed è la prova migliore. L'apertura è plumbea e industriale: navy, grigio asfalto, marrone invecchiato, pelle nera, spalle scese e volumi tenuti su dal peso dei tessuti. Il centro vira su lilla, verde acido, rosa cipria, e in quella schiarita entrano le trasparenze, l'organza rosa portata sopra i jeans (look 36). La chiusura si normalizza su melange, bianco ottico, indaco. La collezione si distrugge di più esattamente dove si alleggerisce: è una sequenza di lavorazione più che una curva di gusto, prima si costruisce, poi si toglie.
LA PELLE CHE SI LEGGE COME DENIM
Questa casa viene dal denim, e qui il denim compare anche dove non c'è. Una giacca corta e un pantalone in pelle hanno una finitura che restituisce le venature, lo sfregamento sulle cuciture, il blu spento di un jeans portato per anni (look 48). L'effetto è talmente a fuoco che il materiale passa in secondo piano: la pelle indossa il costume del denim. La stessa lettura si ripete su un doppiopetto dal bavero largo e su capispalla la cui superficie sembra carta stropicciata.
Sono superfici, non storie. Lo sbiadito, l'abrasione, l'alone di consumo sull'anca arrivano dall'esterno, scelti con la stessa attenzione con cui si sceglie un colore. Il capo non porta il tempo, porta il disegno del tempo. Nella stessa stagione milanese un'altra casa ha messo la pelle addosso al denim nella direzione opposta, per rendere visibile la costruzione invece di camuffare il materiale (Prada, Clarity). Qui il materiale si nasconde con metodo, e il metodo è il contenuto.
IL FEED E IL NEGOZIO
La collezione è divisa in due prodotti, e la divisione si vede a occhio. Da una parte i capi che esistono per circolare: quelli aperti fino alle sole viti floreali e i micro-shorts in denim ridotti alla misura di uno slip, che entrano sotto una polo grigia a righe sottili (look 27) e più avanti tornano su torso nudo. Dall'altra il nucleo che si vende: maglieria sfrangiata con polsini a contrasto, capispalla invecchiati e larghi, tailleur sbiaditi a doppio petto. Chiude la decostruzione sartoriale di un blazer aperto su una camicia smontata sul ventre, con la gonna in denim a portafoglio sopra un pantalone tubolare (look 66).
La separazione regge per tutta la sfilata: è una decisione, non un effetto collaterale. La metà più fotografata è la metà che non si indossa. Il lavoro sta nell'altra, quella che chiede occhio per essere letta, dove il denim di questa casa torna a essere un problema tecnico invece di un'immagine.
Una traccia è un documento quando qualcuno l'ha prodotta vivendo. Qui la traccia è prodotta e basta, con una competenza industriale che è la cosa più interessante della collezione: l'usura, in Diesel SS27, ha un codice d'ordine. Resta una domanda, e funziona davanti a qualunque capo consumato, in passerella o in vetrina. Chi l'ha consumato, e quando? Se qualcuno l'ha consumato, è memoria. Se nessuno, è finitura.
